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Management per il medico: comprendo, condivido e chiedo

Management per il medico: comprendo, condivido e chiedo - Il medico comunica

Riflessioni di management dedicate a chi esercita la professione medica

Perdonatemi, forse oggi mi sono svegliata col piede sbagliato e tendo ad essere un po’ polemica, ma non desidero assolutamente essere offensiva: solo provocatoria.

Improvvisamente, in questi giorni, giornali, televisioni e web hanno scoperto … l’acqua calda: il numero di denunce ai medici è aumentato a dismisura, i medici praticano sempre più la medicina difensiva, le assicurazioni sono sempre più costose, i processi vinti da medici o strutture sanitarie sono comunque un serio problema, vanno per le lunghe, costano, minano la credibilità dei professionisti, e i processi persi (per quanto percentualmente siano pochi) hanno costi spaventosi e cominciano a diventare insostenibili per strutture sanitarie non coperte da assicurazioni che hanno costi stratosferici …. Insomma: la situazione la conoscete e la sentite proclamare in questi giorni da giornali e telegiornali.

Comprendo il problema: è davvero serio, critico.

Condivido la preoccupazione dei medici: i professionisti seri si sentono realmente minacciati. Quelli poco seri o poco preparati (e ci sono, come in tutte le professioni) continuano a far danno …

E ora, perdonatemi, chiedo.

Il fenomeno è tutt’altro che nuovo: se ne parla da anni. In termini sociali era, è, ampiamente prevedibile: importiamo quasi tutti i nostri comportamenti dagli Stati Uniti. Perché mai avremmo dovuto lasciare oltre oceano l’abitudine di far causa al medico se non siamo soddisfatti?

Anche di medicina difensiva si parla ormai da tempo: ci sono studi in proposito, analisi. Ne ho parlato persino io in questo sito.

Vogliamo considerare il fenomeno come qualcosa di ineluttabile? Vogliamo fare un decreto che impedisca di far causa ai medici? Credo che ambedue le domande siano davvero assurde, ma è ciò che sta avvenendo.

Depenalizzare le colpe mediche è un brutto palliativo: serve solo a minare ulteriormente la relazione medico – paziente e a permettere ai pochi medici abusivi o impreparati di essere tutelati e liberi di danneggiare colleghi coscienziosi e preparati.

Eppure la maggior parte degli italiani non ha, a differenza degli americani, il numero dell’avvocato tra quelli con la chiamata rapida sul cellulare. La nostra litigiosità con procedure legali è generalmente relegata in ambito condominiale, o nelle liti tra parenti per le eredità.

Se ci si scaglia tanto contro i medici non possiamo solo dare la colpa agli spot pubblicitari: è vero che la pubblicità ci condiziona, ma neppure lo spot meglio riuscito fa nascere un bisogno ex novo, scatena semplicemente un bisogno latente. Le tanto condannate pubblicità che invitano il paziente a far causa incentivano solo due categorie di individui: i furbi e coloro che sono realmente insoddisfatti del medico. Se, per evitare i furbi, togliamo diritti a chi si sente realmente danneggiato stiamo seguendo, secondo me, una strada scarsamente etica.

Credo che la battaglia della classe medica debba essere rivolta principalmente verso due fronti:

  • un fronte esterno, cioè il sistema assicurativo italiano, troppo spesso corporativo e con comportamenti di assoluta speculazione e scarsissimo controllo
  • un fronte interno, di rivalutazione della professione e della professionalità, di recupero della fiducia del paziente e della buona relazione medico – paziente.

Paziente che non va “accontentato” o “reso felice”, ma guidato, coinvolto, reso partecipe.