Home » Domande frequenti » Empatia: e se vi dicessi che fa danni?

Empatia: e se vi dicessi che fa danni?

Empatia: e se vi dicessi che fa danni? - Il medico comunica

L’empatia è … non c’è una definizione univoca, ma il concetto principale è la capacità di calarsi nei panni di un altro

Non fidandomi dei miei modelli mentali, ho cercato la definizione di empatia, ed ecco cosa ho trovato:

  • Capacità di porsi nella situazione di un’altra persona o, più esattamente, di comprendere immediatamente i processi psichici dell’altro. (Treccani)
  • Capacità di un individuo di comprendere in modo immediato i pensieri e gli stati d'animo di un'altra persona. (Dizionario Corriere.it)
  • L’empatia è la capacità di comprendere a pieno lo stato d'animo altrui, sia che si tratti di gioia, che di dolore. Empatia significa "sentire dentro" (Wikipedia)

In Danimarca si insegna l’empatia a scuola, come materia di studio, molte delle tecniche di comunicazione sono finalizzate allo sviluppo dell’empatia, l’intelligenza emotiva ha come elemento base proprio l’empatia … Insomma, l’empatia è davvero un elemento importante, se ne parla e la si incoraggia sempre di più.

Ma adesso BASTA!

Lo so, mi prendete per pazza: io promuovo spesso l’empatia nei mie articoli, cerco e vi propongo video sull’argomento, raccomando di coltivarla … Cosa mi induce così, improvvisamente, a scagliarmi contro l’empatia?

Il fatto è che riconoscere le emozioni altrui non solo può non essere sufficiente, ma addirittura controproducente. Sì, grazie all’empatia si possono far danni!

Immaginate che un’amica vi racconti un problema. È un’amica, le volete bene, è probabile che proviate una forte empatia.

Immaginate di comprendere perfettamente le sue emozioni, i suoi pensieri, i suoi stati d’animo.

Immaginate di aver sperimentato, in passato, problemi simili al suo, e di averli affrontato efficacemente.

È facile immaginare questa situazione, vero?

Ora ditemi, in tutta sincerità, se riuscireste a non suggerire all’amica le stesse soluzioni che avete usato voi, forti del fatto che siete in profonda empatia.

Immaginate un paziente, che per alcuni aspetti vi somiglia molto, ed entrate in profonda empatia con lui. Immaginate che abbia una patologia che avete avuto anche voi, una di quelle che richiedono terapie lunghe e complesse e che vi chieda consiglio su come rispettare la terapia. Riuscireste a trovare consigli che per voi sarebbero inefficaci o assurdi?

Difficile, vero? Ma proprio qui si possono creare disagi e disastri.

Prima di tutto ognuno, per essere davvero efficace, ciascuno deve trovare da solo la soluzione: la vita non è un compito in cui si possa copiare se non si ha voglia di studiare.

Ma non basta: anche se si comprendono le emozioni, ciascuno è diverso dagli altri, ha percorsi e approcci diversi, risorse diverse, obiettivi diversi. Così ciò che per uno è risolutivo, per l’altro può aggravare la situazione.

L’empatia non basta, se non viene accompagnata da exotopia, cioè il riconoscimento delle differenze con l’altra persona, la consapevolezza che le scarpe dell’altro a noi non vanno bene, e le nostre non possono andar bene ad altri che a noi.

Perché comprendere lo stato d’animo, provare le stesse emozioni, non significa essere uguali. Riconoscere similitudini e comprendere le differenze: non può esserci l’uno senza l’altro per un rapporto felice e costruttivo.

[an error occurred while processing this directive]