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Ascoltando la radio

Ascoltando la radio - Il medico comunica

Durante un'intervista alla radio un illustre professore spiega come ottimizzare la relazione medico - paziente per evitare le denunce. Poche frasi, e qualche perplessità

Ieri, in un momento di relax, stavo ascoltando la radio e coccolando la gatta. Quasi mi addormentavo, cullata dalle fusa, quando il giornalista ha annunciato l’intervento di un illustre Professore, che avrebbe argomentato il problema, sempre più frequente, delle denunce ai medici.
Dopo un po’ di numeri, qualche statistica, e un certo numero di aneddoti, è arrivata la ricetta per risolvere il problema:
“Bisogna spiegare al paziente i dettagli della sua malattia e della terapia che abbiamo stabilito di seguire”
E dopo questa sentenza, il giornalista ha ringraziato il Professore, ed è passato ad altro argomento.
Come ricetta, mi è sembrata molto simile ad alcune prescrizioni:
 
“1 cpr prima dei pasti principali”.

Sintetica, un po’ criptica, corretta, ma abbastanza inutile.
Sarei curiosa di conoscere un medico che non vuole spiegare al paziente che malattia ha.
Il problema generalmente non è il “cosa” dire al paziente, ma “come”.
Il cosa dire può entrare in gioco solo in casi estremi, prognosi infauste, situazioni particolari.
Nella prassi quotidiana il cosa dire è piuttosto semplice.
Ma buona parte delle denunce, o semplicemente dalla non compliance, nascono dal fatto che il medico non sapeva come dire le cose al paziente, o non si è assicurato di cosa il paziente ha realmente compreso.
Quanto, poi, alla seconda parte della frase “la terapia che abbiamo stabilito di seguire” confesso che ho qualche perplessità.

Il fatto che il medico abbia il diritto – dovere di decidere la terapia non significa che il paziente sia un’entità superflua.

La terapia deve tener conto del singolo paziente, e il medico che sa comunicare sa coinvolgere il paziente al punto tale che si sentirà parte integrante della scelta terapeutica, così da seguirla poi con maggior attenzione.
Ponendomi nei panni dell’ascoltatore medio del programma radiofonico, dopo quel servizio mi aspetterei dal medico più un lungo sproloquio che una comprensibile spiegazione.
Il problema non era il professore, probabilmente, ma la banalizzazione di un rapporto complesso come quello della relazione medico – paziente.