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A cosa servono coaching e counselling?

A cosa servono coaching e counselling? - Il medico comunica

Entrambe tecniche relativamente nuove, coaching e counselling vengono spesso confuse e suscitano molti dubbi. Facciamo un po’ di chiarezza.

Esistono molte forme di coaching e ancor più forme di counselling, entrambe i percorsi sono in evoluzione, c’è sicuramente confusione … è un mondo spesso particolare.

Personalmente ho fatto il percorso (anzi: più di uno) per diventare coach e anche quello per diventare counsellor. Ho anche frequentato sia coach che counsellor come cliente, in momenti diversi, con obiettivi diversi, e con ottimi risultati.

Il coaching si basa sulla definizione di un obiettivo, che viene perseguito e raggiunto. La finalizzazione è molto forte, importante. Il coach spinge a far chiarezza e a trovare le risorse necessarie al raggiungimento dell’obiettivo. Il percorso è sostanzialmente lineare, pur con tutte le sfumature che possono esserci quando c’è di mezzo un essere umano. Recentemente sono stati definite anche tecniche specifiche di coaching dedicate ai pazienti (o ai loro familiari) finalizzate ad affrontare efficacemente una malattia e percorsi dedicati ai medici o al personale paramedico che hanno come scopo ottimizzare la gestione del paziente e la compliance.

La funzione del counselling è diversa. Qui si esplora, si indaga, si affonda nei dubbi e malesseri psicologici. No, non è psicoterapia, e un counsellor rifiuterà sempre di intervenire laddove vede problematiche che necessitano di uno psichiatra. Io ho affrontato percorsi di counselling diverse volte, rivolgendomi a tecniche diverse, con ottimi risultati. Il counselling è una relazione di aiuto e, come tale, sottoposta a regole rigide di rispetto del cliente e dei ruoli, molto flessibile invece nell’indagare, porre domande, aiutare a trovare risposte. Se gli amici counsellor me lo consentono, definirei il counselling come uno strumento fantastico per conoscere se stessi, riconoscere e affrontare i propri draghi (chiaro riferimento a quel Viaggio dell’eroe di cui parlo tanto spesso) e perseguire consapevolezza e saggezza.

Se un vostro paziente ha difficoltà di compliance, non riesce ad essere determinato, ad esempio, nel necessario cambiamento di stile di vita, il supporto di un coach può indurre la svolta auspicata.

Ritengo, dunque, che per il medico sia utile conoscere il coaching, applicarlo o suggerirlo ai suoi pazienti. Trovo, invece, più difficile che un medico consigli un percorso di counselling, salvo situazioni particolari.

Il counselling, secondo me (davvero: è solo un parere personale!) si sceglie non solo per risolvere un problema, ma per esplorare se stessi. Potrebbe quindi essere utile in caso di patologie gravi o croniche, in cui il confine tra malattia e malessere diventa labile, lo trovo auspicabile da inserire nei protocolli dei reparti oncologici, affiancato allo psicologo. E credo che sia utilissimo per il medico stesso per affrontare il proprio, stressante, lavoro e il rischio di burn out.

Ecco: queste le mie opinioni, ma ci sarebbe molto altro da dire e, se avete obiezioni o domande, sapete dove trovarmi.